Parlare di 'metodo gentile' oggigiorno fa molto politically correct, e sono davvero pochi gli operatori del settore cinofilo che non se ne fregino a vario titolo.

 

La sottoscritta si è sentita dire da un famoso addestratore (un educatore, lo dichiaro dall'alto della mia bassa esperienza, è davvero un'altra cosa):  'Si, da noi solo metodi gentili!' . Peccato che a rovinare un pò l'effetto ci fossero gli strattoni (con il collare a strangolo!!) accompagnati da urla che un suo allievo stava rifilando al cane mentre attraversavano il parcheggio diretti al campo per la lezione....  :/

 

Sarà...ma per dirla tutta la parola 'gentile 'non mi piace granchè....E non solo perchè ormai è un titolo che si attribuiscono... cani e porci!  ;)

 

Definirsi 'gentili' porta in un certo senso l'attenzione sull'educatore, e la allontana dal cane... o perlomeno questo è quello che succede a molti 'gentilisti o sedicenti tali'.

Io, educatore illuminato, ricorro a metodi non coercitivi e in quanto tale posso fregiarmi, nell'universo mondo, di un titolo che mi elevi rispetto agli altri..  Mah.

 

Il punto è che forse con un approccio di queso tipo si sposta l'ago della bilancia dalla parte del conduttore, e si relega, per così dire, il cane ad un ruolo più marginale, che lo inquadra più come beneficiario di una (buona) intenzione, che come attore, ossia soggetto attivo e interattivo nel percorso di educazione.

 

Sgomberiamo il campo dai falsi gentilisti quindi: è 'gentile' un approccio al cane che è basato sul rifiuto della coercizione ed è incentrato sul rispetto.

 

Metodo di elezione è il ricorso al rinforzo positivo, ossia a quelle metodiche di addestramento volte a premiare i comportamenti graditi in modo da rendere conveniente al cane riproporli, e a ignorare quelli sgraditi.

 

Il rispetto passa inderogabilmente anche dal garantire al cane la libertà di scelta.

Il comportamento e l'interazione sono proposti e vengono rinforzati quando il cane è in grado di esibirli, ma non sono mai (non dovrebbero esserlo perlomeno) estorti attraverso forzature.  Nei tempi prima di tutto, ma anche nel grado di confidenza del cane rispetto alla situazione.

 

Il rispetto dovrebbe pertanto passare anche dalla comprensione degli stati emotivi del cane, dall'attesa delle sue iniziative secondo i tempi che gli sono necessari per attivarsi, interagire ed apprendere.

 

Il rinforzo positivo trova la sua stigmatizzazione per il mondo cinofilo nel ricorso al clicker training.

Il clicker è un marker (e, mi verrebbe da aggiungere, citando qualcuna già ampiamente citata  ;P, 'è una scatoletta di plastica con una lamina metallica dal secco suono bitonale'), ossia uno strumento attraverso l'utilizzo del quale è possibile andare ad evidenziare in modo veloce ed estremamente preciso i comportamenti del cane che vogliamo rinforzare.

 

L'agire del cane è osservabile attraverso i suoi comportamenti, ed è attraverso il lavoro sui comportamenti (osservazione, interpretazione, interazione e rinforzo) che possiamo avere accesso alla matrice, ossia alla sfera dei suoi stati emotivi.

 

Tradizionalmente l'addestramento del cane è orientato al raggiungimento di comportamenti desiderabili: dall'educazione di base (seduto, al piede, resta), alle discipline sportive (riporta, salta, cerca).

 

Solo di recente, (e, mi verrebbe da precisare, solo in certi ambienti) si è iniziato a dare valore, attenzione e importanza a tutto ciò che sta a monte, e dietro, i comportamenti, ossia le emozioni, e agli ambiti nei quali esse si estrinsecano, anche se non sono direttamente coinvolti nel processo di addestamento.

 

La differenza tra 'addestratore' ed 'educatore' sta tutta lì: un addestratore si concentra sui comportamenti, un educatore sul cane nella sua interezza.

 

Interezza fatta di unicità in termini di competenze emotive, sociali, mentali e fisiche: il lavoro non è più costruito attorno al risultato che si ricerca, ma attorno al soggetto.

 

Per semplificare il concetto: non mi interessa solo 'CHE' il cane impari a sedersi a comando, ma 'COME' il cane si pone in una situazione di questo tipo, come interagisce con me e con l'ambiente, e 'come' per finire, si siede.

 

Quello della comunicazione sociale tra cani e umani è un territorio nuovo e per molti versi ancora inesplorato. Paradossalmente conosciamo più riguardo al comportamento di diverse specie selvatiche, che riguardo a quello del cane.

 

Non esiste (ancora perlomeno! ;D) un etogramma del cane, e  il mondo scientifico solo di recente ha iniziato ad occuparsi a fondo delle caratteristiche uniche ed originali di questa specie, e dei modi con cui essa è in grado di rapportarsi con l'uomo.

 

Da quasi tre anni seguo con regolarità il lavoro di Alexa Capra al suo campo, e ho imparato ad intendere qualsiasi lavoro fatto su un cane come una combinazione di attenzione sia all'azione che allo stato emotivo, e a concepire l'educazione cinofila come una relazione sociale tra due soggetti, più che come la ricerca del raggiungimento di un risultato.

 

Ad oggi anche nel lavoro al mio campo mi pongo difronte a ciascun cane e a ciascun proprietario con l'obbiettivo di aprire prima di ogni altra cosa un canale di comunicazione reciproca, perchè attraverso di esso si possa arrivare alla comprensione e alla collaborazione nel rispetto.

 

Ritengo che l'apprendimento sia uno dei canali più efficaci attraverso i quali avere accesso al mondo emotivo di cani e persone, e con cui fornire loro gli strumenti per comunicare vicendevolmente in modo efficace e paritario.